Gennaio 2012


 

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IL CALO di FORMA – La vita sportiva di un podista è segnata da alti e bassi ed è normale che la condizione fisica subisca lievi oscillazioni a seconda della preparazione e degli obiettivi. A volte però, capita che senza un motivo plausibile, il podista subisca un improvviso calo di forma o una giornata no. Quello che caratterizza l’imprevisto calo di prestazione è un alterazione dell’equilibrio psicofisico. Il podista si sente vuoto e demotivato. Oppure, al contrario, sin troppo ansioso, incapace di scaricare grinta e aggressività nel gesto atletico. La prima cosa da fare è individuare le vere motivazioni del calo di forma. Spesso, si tratta di un blocco psicologico vissuto anche a livello corporeo, e causato da pensieri ed emozioni sgradevoli. La radice di queste sensazioni negative può essere collegata alla sua vita relazionale; incomprensioni nei rapporti interpersonali o un’improvvisa perdita affettiva, stress da lavoro possono determinare un periodo di crisi. Oppure le cause psicologiche possono essere direttamente legate all’attività podistiche; quello che prima era vissuto con un senso di soddisfazione (allenamenti e partecipazione alle gare) ora non è più fonte di gratificazione. Per esempio, il podista, inconsapevolmente esprime con il calo di forma il rifiuto di reggere le responsabilità del suo ruolo all’interno del suo club e nel rapporto con il trainer. Oppure può percepire un divario eccessivo tra l’energia che investe nel podismo e i vantaggi che gli derivano. O ancora, più semplicemente, pretende troppo da sé stesso e dinanzi a performance modeste si deprime. Si innesca così un circolo vizioso: non mi miglioro, faccio troppa fatica, i risultati deludenti rinforzano la convinzione di non essere in forma, è questa sfiducia in se stesso produce prestazioni sempre più deludenti con ancora più fatica.

Per ribaltare la situazione o, quanto meno, per accorciare i tempi di recupero dello stato di forma, è necessario soprattutto programmare un breve stacco dell’attività podistica. Si tratta di una pausa necessaria per ricaricare le batterie fisiche e mentali, durante la quale si potrà riflettere sul significato delle difficoltà che si stanno vivendo. Il podista può approfittare di questi momenti per giungere a una ri-decisione, senza dare per scontata la necessità di rituffarsi, poi, negli allenamenti, di rientrare in gara e di continuare l’attività podistica. Uno dei motivi del calo di forma è lo stress dal sentirsi costretti a continuare per non tradire le aspettative degli altri e per non offuscare l’immagine esterna di sé. Il podista deve, invece, prendere consapevolezza che correre è una libera scelta fondata sul benessere, divertimento e sul gusto della competizione: niente è dovuto, e niente e irreversibile. Se, dopo essersi interrogato, conclude che è ancora forte la voglia di correre, potrà decidere di tornare a impegnarsi, con rinnovate motivazioni.

Donato D’Auria

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Fonte: www.carabinieri.it

Si confondevano con i partecipanti alle gare podistiche della zona, i due borseggiatori arrestati dai carabinieri di Peschiera del Garda, per poi svaligiarne le auto in sosta al parcheggio: a tradirli una forma non proprio da atleti…

Troppi furti nelle auto dei maratoneti impegnati a correre nei dintorni di Peschiera del Garda. Sempre più macchine scassinate, atleti infuriati e organizzatori che minacciavano di emigrare in altri comuni portando con loro le manifestazioni sportive che attirano puntualmente tanti turisti. Così, senza indugiare oltre, i carabinieri in forza al Comando Provinciale di Verona hanno predisposto un servizio mirato. Pur di estirpare il problema alla radice, i militari si sono camuffati da parcheggiatori, con tanto di pettorina fluorescente legata al torace. Mimetizzati nell’area di sosta, sono riusciti a individuare e poi ad arrestare i novelli Bonnie e Clyde che facevano razzia di tutto ciò che di valore trovavano negli abitacoli incustoditi. Soprattutto di denaro contante. Il primo maggio, quando una pattuglia del Nucleo Radiomobile li ha fermati dopo un breve inseguimento, cogliendoli quindi in flagranza di reato, i due 25enni avevano stipato nel cassetto del cruscotto della propria auto 750 euro in banconote di vario taglio. Bottino messo insieme in un quarto d’ora di lavoro. I ferri del mestiere, uno spadino e un cacciavite, erano ancora sul sedile posteriore. Scattate le manette, c’è stato il giudizio immediato e il carcere: la coppia di banditi è stata condannata.
Anche per la prima corsa podistica di maggio avevano usato il solito sistema: «I due ladri, lui con una sfilza di precedenti penali per analoghi furti con scasso, lei ancora incensurata, si sono mischiati alla folla dei corridori che, in attesa del “Via”, si scaldavano e continuavano ad aggirarsi tra le auto in sosta nel parcheggio offerto dall’organizzazione della gara», spiegano due militari del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Peschiera del Garda, «ma hanno attirato subito la nostra attenzione per un particolare: erano i meno in forma. Entrambi in sovrappeso rispetto agli altri maratoneti, che invece mostravano fisici scolpiti dall’allenamento costante».
La conferma che qualcosa non quadrava è arrivata quando, al momento del “Via”, si sono lanciati tutti sul percorso: tutti tranne i due sospetti, che pure erano vestiti in completo da corsa dalla testa ai piedi. Si sono intrattenuti fingendo di avere a che fare con un problema alle scarpe, approfittandone anche per guardarsi intorno. «Nel frattempo, come era stato deciso al momento della pianificazione dell’intervento, noi eravamo appostati nei pressi dell’unica uscita», racconta l’appuntato scelto Massimo Raffaelli, Capo equipaggio dell’unità del Nucleo Radiomobile che ha eseguito l’arresto insieme all’appuntato Davide Marini. «La ragazza, originaria di Legnago, si è messa a fare da palo, mentre lui, nato a Cerea, forzava le portiere delle auto in sosta. Una dopo l’altra, le auto venivano svuotate. In pochissimi secondi il giovane passava da un’utilitaria a quella a fianco. Del resto, come ha confessato lui stesso, quello è il suo mestiere da sempre».
La coppia non aveva però fatto caso ai parcheggiatori che li osservavano, finché quelli si sono incamminati verso di loro. A quel punto, è scattata la fuga. «Sono saliti su una vecchia Renault Scenic grigia con targa polacca», riprende a raccontare l’appuntato Raffaelli, «e si sono immessi a tutta velocità in via di Caporosso, a Lazise». Le vetture del Radiomobile appostate erano tre, ma è stata quella guidata dall’appuntato Marini a raggiungere i fuggitivi, costringedoli a fermarsi. «A circa un chilometro dal parcheggio», interviene il militare, abituato a guidare in condizioni estreme, «al secondo tentativo di far accostare la Renault, stringendole gradualmente la strada, l’auto si è fermata. Lungo la strada di Confine li abbiamo invitati a scendere dalla macchina. All’inizio hanno negato, ma quando abbiamo aperto il cassetto portaoggetti, con dentro 750 euro, hanno ammesso le proprie responsabilità».
Gli arrestati sono stati portati in caserma dai colleghi, che nel frattempo erano sopraggiunti. Raffaelli e Marini sono tornati al parcheggio, hanno controllato quali auto avessero le portiere forzate e hanno atteso che i proprietari tornassero dalla corsa podistica. «Erano circa quindici le persone interessate. Le abbiamo subito informate che erano state vittime di un furto», conclude Marini, «ma dopo l’amarezza, hanno avuto la bella sorpresa che era loro sufficiente seguirci in caserma a fare la denuncia per avere immediatamente indietro il maltolto, che nella maggior parte dei casi era costituito da denaro contante. Alcuni portafogli li abbiamo trovati gettati nei cespugli, mentre per due atleti si è trattato di recuperare anche il cellulare e le carte di credito».

Roberta Catania

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Allungo - L’allungo non è un’andatura vera e propria: si tratta di una corsa in progressione (da lento si accelera gradualmente sino ad arrivare alla velocità voluta). Questo esercizio è uno di quelli principali ed è molto flessibile perché può variare di velocità e tecnica (stile di corsa) può essere usato per migliorare la tecnica e controllarne le imperfezioni, o per scaldare i muscoli. Può anche essere unito ad altre andature o a stili di corsa scorretti o esagerati per ottenere un certo risultato tecnico.
Tecnica: La partenza è simile a quella del riscaldamento (cioè molto lenta), si inizia con una corsa lenta con una falcata ampia e si accelera aumentando la frequenza, evitando di accorciare contemporaneamente il passo (errore tipico di persone che non hanno mai praticato la corsa veloce)

Skip - Lo skip è una delle andature più importanti. Consiste in una corsa quasi sul posto tenendo le ginocchia molto alte, può essere unito in particolare alla corsa calciata dietro e all’allungo. Può essere effettuato con una gamba sola che sale mentre l’altra esegue solo dei rimbalzi (rimanendo distesa).
Tecnica: Il busto deve essere eretto, più che nella corsa normale, può anche essere leggermente piegato all’indietro. Il movimento assomiglia quello corsa, solo che si porta il ginocchio molto in alto senza portare in avanti il piede (il passo deve essere piuttosto corto) il piede d’appoggio deve essere reattivo, cioè rimbalzare sul terreno (un errore molto comune, molto evidente ed anche piuttosto comico per quelli che cominciano l’atletica è appoggiare il piede e poi fare un saltello per recuperare il movimento). È importante evitare di compiere un movimento rotatorio laterale, sia con le gambe sia con il busto, infatti bisogna usare il movimento delle braccia (simile a quello nella corsa) per equilibrare il movimento della gamba, un’eventuale rotazione del busto o un movimento laterale di braccia e gambe non solo è scorretto come esercizio, ma è anche indice di uno stile di corsa scorretto.
Skip ad una gamba sola: Si esegue lo skip con una sola gamba mentre l’altra esegue piccoli rimbalzi. Bisogna fare più attenzione ad evitare la rotazione.

Corsa calciata dietro - a corsa calciata dietro è simile allo skip solo che invece di alzare le ginocchia si flette la gamba (che rimane ferma fino al ginocchio) alzando i piedi.
Tecnica:
La posizione del busto dovrebbe essere eretta anche se si tende a piegarlo leggermente in avanti. Il movimento sembra quello di una corsa su un terreno molto scivoloso: il piede d’appoggio compie la fase di trazione (quando è davanti al resto del corpo) come nella corsa ma non quella di spinta (quando è dietro) perché ’scivola’ (senza strisciare possibilmente), la gamba porosegue il movimento fino a toccare il sedere col piede. Ovviamente i passi sono piuttosto corti, come nello skip, ma l’esercizio è più facile perché non c’è il problema del rimbalzo (il movimento deve comunque essere reattivo).
Calciata dietro con una gamba:
L’esercizio viene eseguito ‘calciando’(all’indietro) con una gamba sola, mentre l’altra esegue dei piccoli rimbalzi. La gamba che esegue i rimbalzi deve comunque essere dritte e non compiere un movimento verso l’esterno (altro errore molto comune).

Tiptap - onsiste nell’effettuare saltelli a due piedi, slanciando prima una poi l’altra gamba; la fase a terra deve essere dinamica, e l’appoggio abbastanza duro. i piedi devono atterrare uniti per poi separarsi in aria.
Tecnica: La posizione è eretta e si avanza a seconda dei balzi. Si inizia a piedi uniti : i piedi si staccano contemporaneamente da terra, ma una gamba si alza compiendo il movimento dello skip (poco marcato, soprettutto con i balzi piccoli) mentre l’altra rimane distesa, i piedi atterrano contemporaneamente e l’esercizio riprende invertendo le gambe, l’atterraggio-salto (rimbalzo) deve essere molto reattivo. In genere i balzi hanno una sequenza definita, ad esempio 10 veloci (bassi e molto frequenti) 10 alti (il rimbalzo è più forte e permette di arrivare più in alto, ma la fase a terra non è più lunga) e 10 lunghi (come quelli alti ma la spinta è in avanti).
Tip Tap con una gamba: Tip Tap con una gamba significa che una gamba si alza e l’altra rimane distesa, senza cambio (a differenza dell tip tap normale)

Passo saltellato - È l’evoluzione atletica della “vispa Teresa” e consiste in una serie di balzi (su una gamba) in cui la gamba di stacco rimane distesa mentre l’altra sale (col ginocchio piegato) il piede che spinge atterra per primo. Attraverso un passo dinamico simile a quello del salto triplo si cambia gamba di appoggio.

Passo stacco - imile al passo saltellato. La gamba di appoggio è però quella che sale, in questo modo si stacca sempre sulla stessa gamba.


Altre andature meno frequenti:

Balzelli: Si effettuano piccoli saltelli basandosi sulla reattività della caviglia. Il resto della gamba non dovrebbe spingere, comunque bisogna evitare una posizione troppo rigida per mantenere una buona tecnica ed evitare traumi.
Cancan a gambe tese: Le gambe rimangono rigide e vengono sollevate di poco per permettere dei passettini della lunghezza di quelli dello skip. Spesso è usato in allungo: si accelera progressivamente e poi si cominciano a muovere le ginocchia, riprendendo una corsa normale.