
Aumento consumo ossigeno Il massimo consumo di ossigeno è la quantita’ massima che una persona riesce a consumare quando viene sottoposto a esercizio fisico dinamico di massima intensita’. L’adequato allenamento puo’ condurre a un aumento superiore al 20%. Gli effetti dell’allenamento sulla gettata cardiaca conprendono un aumento della massima gettata cardiaca(10%)’del massimo volume sistolico(15%)e della massima differenza artero-venosa dell’ossigeno(6%) Gli effetti del riposo prolungato a letto (3 settimane), inducono invece effetti contrari a quelli dell’allenamento. Questo dimostra la malleabilita’del sistema cardiovascolare, i cui limiti funzionali superiori sono determinati geneticamente, poiche’la massima gettata cardiaca e il massimo consumo di ossigeno negli atleti sono risultati piu’ elevati rispetto ai soggetti allenati non atleti.
Riduzione freguenza cardiaca Sono numerosi ed evidenti i vantaggi apportati dall’esercizio fisico al sistema cardio circolatorio. Essi sono ben conosciuti fin dalla fine degli anni sessanta e riguardano all’aumento del massimo consumo di ossigeno, l’aumento della massima ventilazione volontaria, l’aumento della gettata cardiaca e della massima differenza artero-venosa dell’ossigeno (la freguenza cardiaca massima non invece parametro modificabile con l’allenamento, ma dipende dall’eta’. Freguenza cardiaca (max=220 meno l’eta’)Pre effetto positivo di tutti questi adattamenti, il soggetto in grado di sostenere lo stesso sforzo con una diminuzione della potenza metabolica.
Riduzione pressione arteriosa Anche se non ci sono ricerche scientifiche conpletamenti concordanti la regolare attività fisica di tipo aerobico sembra avere effetti positivi nella riduzione della pressione arteriosa. I meccanismi coinvolti riguardano sia gli effetti diretti dell’esercizio fisico sui parametri emodinamici, sul tessuto nervoso e sul sistema umorale, sia indiretti tramite la riduzione del peso corporeo.
Riduzione lavoro cardiaco Il lavoro che il cuore effettua deriva da due variabili: freguenza cardiaca e pressione arteriosa media. Gli individui correttamente attivi tendono a far lavorare di meno il cuore sia in condizioni di riposo sia in condizioni di lavoro muscolare. Tutti gli adattamenti cardiovascolari indotti da un corretto allenamento determinano una riduzione della richiesta miocardica di ossigeno, quindi una riduzione di lavoro cardiaco.
Migliorata efficienza del muscolo cardiaco L’allenamento alla resistenza conduce ad un aumento del volume talediastolico, cio? della quantit? di sangue presente nella cavità ventricolari alla fine della contrazione, senza provocare particolari modificazioni delle pareti cardiache. Non possono interpretati allo stesso modo per l’uomo alcuni adattamenti metabolici dell’allenamento che sono stati invece riscontrati nel cane(aumento circoli collaterali) .
Vascolarizzazione miocardica Non ancora chiaro se in seguito ad allenamento si verifichi anche un aumento del letto coronarico. Il fenomeno, se confermato, avrebbe una indubbia efficacia nella protezione di molte malattie del cuore. Nell’uomo è stato dimostrato che il flusso coronarico, cioè la quantità di sangue che arriva al cuore, direttamente proporzionale all’intensità dell’ersercizio fisico e che nel soggetto sano non si notano fenomeni di origine ischemica, cioè di diminuita quantità di sangue al cuore per le sue necessità.
Uno sprint per il corpo Un’altro vantaggio fisico notevole dell’attività sportiva quello dell’aumento del numero dei capillari. Parallelamente a un numero del consumo di ossigeno, nel muscolo scheletrico viene incrementata anche la densità del numero dei capillari; cio’ provoca un prolungamento del tempo di transito del sangue con conseguente miglioramento dello scambio di substrati, metoboliti e gas fra sangue e tessuto. Al riguardo, è stata documentata una correlazione fra l’incremento del numero dei capillari nel muscolo scheletrico e la riduzione della freguenza cardiaca. Questo dimostra che è possibile ridurre il lavoro del cuore migliorando così in maniera notevole la capillarizzazione nei muscoli scheletrici e la resistenza aerobica
Aumentano l’attività gli enzimi aerobici Gli enzimi aerobici sono dei catalizzatori biologici localizzati all’interno dei mitocondri e hanno la funzione di provvedere al rifornimento di atp tramite l’ossidazione di zuccheri e grassi. In relazione al tipo di allenamento si determinano anche significativi aumentidegli enzimi mitocondriali.
Riduzione acido lattico prodotto L’allenamento alla resistenza provoca nel soggetto una maggiore tolleranza allo sforzo dovuta ad un più tardivo intervento del meccanismo energetico lattacido a parit? di carico lavorativo, oppure allo stesso tasso di accumulo di acido lattico per intensità lavorative più elevate.
Consumo acidi grassi risparmio glicoceno L’individuo allenato alla resistenza utilizza proporzionalmente più acidi grassi e meno carboidrati. In questo modo, una data scorta di glicoceno durerà più a lungo migliorando consequentemente la resistenza allo sforzo. Le cellule muscolari sono sensibili ai loro depositi endogeni di glicoceno e quando sono esauriti un lavoro abbastanza intenso non può più essere continuato.
Migliorata struttura di legamenti e tendini Cambiamenti strutturali nelle ossa, legamenti e tendini sono stati dimostrati in concomitanza di una diminuità piuttosto che di una aumentata attività fisica. L’immobilizzazione, per esempio, diminuisce la concentrazione del collagene nei legamenti e nei tendini. L’inattività non solo influenza negativamente la forza del muscolo, la conposizione dell’osso e delle articolazioni, ma diminuisce anche le forze che sono trasmesse dai legamenti e dai tendini.
Aumentato rilascio di endorfine Le endorfine intervengono quali co-fattori nella regolazione del sistema immunologico, e nella modulazione della risposta endocrina allo stress. Sembra che le endorfine abbiano un certo effetto nella percezione del dolore. Alcuni studi hanno infatti dimostrato che la percezione del dolore è diminuita nei soggetti che praticano attività sportiva. Si nota no incrementi significativi di endorfine nel plasma dopo esercizio fisico svolto per un periodo superiore ai 40 minuti svolto al 45% dello sforzo massimale: un lavoro prevalentamente aerobico.
Aggregazione delle piastrine Anche se permangono dubbi, sembra che la regolare attività fisica del tipo aerobico riduca l’aggregabilità e l’adesività delle piastrine. Tra i fattori che intevengono nella modulazione della coagulazione e dell’attività fibrinolitica vi sono le prostacicline, sostanze antiaggreganti,e il trombossano, sostanza aventi effetti aggreganti. Dopo 2 mesi di corsa tipo jogging o simile è stata documentata una diminuzione plasmatica di trombossano e una aumentata concentrazzione prostacicline.
Aumentata tolleranza al glucosio Nel sedentario con l’invecchiamento c’è la tendenza ad avere elevati livelli di glucosio nel sangue causati da una eccessiva concentrazione plasmatica di insulina. L’esercizio fisico abituale riduce invece l’iperinsulineria di base sia tramite una aumentata eliminazione dell’ormone sia per effetto di una diminuita secrezione.
Migliore controllo del peso corporeo L’incremento del grasso corpore e la conseguenza di uno sbilancio dell’omeostasi in cui l’introito calorico supera il dispendio. Poichè la capacità di immagazzinamento dell’energia calorica sotto forma di carboidrati estremamente ridotta, tutte le calorie in eccesso vengono depositate sotto forma di trigliceridi negli adipociti, cioè nel tessuto adiposo. L’esercizio fisico induce una aumentata mobilizzazione ossidativa dei trigliceridi contenuti negli adipocidi, con conseguente riduzione del peso corporeo.
Aumento dellHdl il colesterolo buono Dopo l’allenamento aerobico , cioè a concentrazioni plasmatiche costanti di acido lattico, è stata riscontrata una significativa riduzione delle ldl ( colesterolo “cattivo”) e un consistente aumento della frazione hdl (colesterolo”buono”). Molto ovviamente dipende dall’importante rapporto hdl/ldl
Aumento forza muscolare L’allenamento alla forza determina un aumentograduale della massa muscolare scheletrica, con conseguente incremento del diametro traverso delle fibre senza però determinare un aumento del loro numero (una ipertrofia e non formazione di nuove fibre).
Altri effetti dell’esercizio fisico
A) Andamento favorevole in caso di mortalità per incidente cardivascolari;
B) Riduzione della senzazione di fatica a una determinata intensità di esercizio fisico;
C) Contrastata osteoporosi;
D) Aumentata tolleranza all’ambiente caldo;
E) Migliorata “endurance” in corso di lavoro muscolare.
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